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David di Donatello 2017. Quel che resta del futuro...

di Jean Luc Dutuel

Roma, martedì 28 marzo 2017 - 

Cinema - La Pazza Gioia di Paolo Virzì € 6.060.000 d’incasso, Veloce come il vento di Matteo Rovere € 2.102.000, Fai bei sogni di Marco Bellocchio € 1.193.000,

la pazza gioiaFiore di Claudio Giovannesi € 835.000, Indivisibili di Edoardo De Angelis € 278.000. La fonte è la rubrica Box Office di My Movies ma da dove questa rubrica prenda i “dati” non è “dato” sapere, anzi consiglierei vivamente il sito di comunicare la fonte primaria. Quando si parla di incassi cinematografici, è fondamentale, anche se nel paese delle isole Cayman, Aruba, Belize e altri paradisi fiscali gli introiti aziendali sono sempre materia per la guardia di finanza. Il film vincitore del David 2017 è il maggior incasso, ovvero quello che ha avuto più promotion, maggior distribuzione nelle sale, più recensioni positive, più incassi, ovvero La Pazza Gioia di Paolo Virzì.
L’articolo potrebbe finire qui. Qualsiasi studio commercialista l’avrebbe redatto meglio di me. Potrebbe. Eppure sento il sassolino nella scarpa che, ormai, non dà più solo un leggero fastidio, ma mi ha completamente scorticato il tallone e sta scavando fino al calcagno.

Nell’anno in cui Hollywood premia un film indipendente di basso budget, ACI (Accademia Cinema Italia) premia per la quarta volta negli ultimi 5 anni un film campione d’incassi. Per Virzì è la seconda volta negli ultimi 4 anni, terza in totale, insomma un trionfo. Ora siede accanto ai grandi nomi e un domani non ci sarà neanche bisogno di rivalutarlo come sta accadendo con Dino Risi.

Peccato per quello che resta. Nel senso che è stata persa una grande occasione di voler fare un passo avanti, ovvero di premiare l’incasso peggiore e il film migliore, l’unico che ho visto in anteprima dei quattro, l’unico dove la Rai non ha allungato la sua “longa mano” e l‘unico che non ha avuto neanche il sostegno del Mibact, l’unico distribuito da Medusa, paradossi della storia, ovvero ‘Indivisibili’ di Edoardo De Angelis. Stiamo parlando di un film che è uscito velocemente nelle sale, un paio di settimane, che probabilmente verrà riscoperto tra dieci anni. Stiamo parlando anche di uno splendido esempio di cinema tout court. Indivisibili ci porta in un’Italia non tanto realistica, ma che ha l’amaro sapore del vero. Il film ha i toni della fiaba crudele, sospeso tra uno stile romanzesco e l’horror del Browning di Freaks, perché proprio di due freaks (diversi) si parla. Infatti sono due gemelli siamesi che fanno guadagnare una famiglia collegata alla camorra facendo i fenomeni da baraccone. Da notare che il termine designa sia il diverso fisico, l’anomalia congenita, sia quella filosofica del modo di intendere la vita, di romper schemi piccolo borghesi precostituiti, di guardare oltre la quotidianità. In questo film entrambi vengono messi in discussione ma soprattutto si rappresenta un mondo in grande disfacimento sociale prima che economico che la forza della speranza cerca di abbattere, in pratica la metafora del cinema fabbrica di sogni. Sono sogni reali però, concreti, di non facile approccio, che richiedono attenzione e riflessione, fatti di carne e sangue, niente di “carino”. A Venezia un critico francese mi ha detto: ”se l’Italia facesse una decina di film di questo livello sarebbe di nuovo quella dei tempi lontani”. Scorzese, Besson, Coppola, Spielberg, Von Trier, Kaurismaki, Scarlett Johansson, Susan Sarandon, Cate Blanchett intervistati a più riprese ricordano a memoria i soliti nomi, ma da oltre vent’anni quando vedono un film italiano vedono il buio nello schermo. Pensarla come loro da una parte mi inorgoglisce, da un’altra mi fa provare tristezza e rabbia. 
Indivisibili Film
L’Italia del cinema probabilmente è morta nel settembre del 2004 con il famoso editto Urbani. La normativa secondo la quale il Mibact finanzia il 50% dell‘opera sulla base del Reference System, ovvero l’affidabilità della produzione di disporre dell’altra metà dei costi. Questo vuol dire semplicemente il cosiddetto Robin Reverse, ovvero Robin Hood alla rovescia: si elargisce denaro a chi ne ha già. E gli indipendenti? Che muoiano… 
A ben guardare il cinema italiano aveva iniziato la lenta agonia esattamente 40 anni fa, con l’avvento delle tv private e del colore, ma il colpo forte è stato dato dal governo Berlusconi. I film da lui prodotti e distribuiti tramite Medusa avevano come fine ultimo non la sala, ma lo sfruttamento televisivo e commerciale (vhs, dvd, blue ray). La società italiana diventava sempre più anestetizzata, le nuove generazioni sempre più omologate, di conseguenza i film sempre più edulcorati. Non dimentichiamo le pressioni e gli intrighi internazionali con gli Oscar che appaiono “acquistati”, vedi Mediterraneo e La Vita è Bella. E come sappiamo le vittorie, al di là se meritate, hanno un valore importante nel Belpaese, abituato a salire sempre sul carro dei vincitori. Da quel momento verranno prodotte centinaia di commedie tutte uguali, di pura plastica, allegre, giovani, frizzanti che offendono lo spettatore di media intelligenza, finanziate prima da pressioni politiche poi dall’editto in questione. 


In Italia dei circa 100 film che escono in un anno, un 20% prende denaro e si ferma alla sceneggiatura o al primo ciak, un altro 30% non esce in sala, del rimanente 50% la metà subisce la sorte di Indivisibili, ovvero rimane in sala dai 15 ai 30 giorni e non può godere dello status di film ‘essai’ in quanto deve arrivare agli 80 previsti dalla normativa. Gli altri, il 25% del totale, ha incassi risibili e intendo al di sotto del milione di euro, tranne i soliti 5 o 6 film dei comici campioni di incasso che sfruttano la moda del momento per qualche stagione per poi tornare nell’anonimato. Rarissime i film di qualità negli ultimi vent’anni che abbiano avuto anche un vero successo di pubblico.
Un sistema marcio dalle fondamenta produce film marci, ma se così è nell’editoria, nel ripristino dei siti archeologici, nella riqualificazione ambientale, in una parte del patrimonio museale, non ci deve stupire che il cinema segua lo stesso tipo di affossamento. In una scena di Indivisibili le gemelle siamesi corrono in auto, i loro capelli sono scossi dal vento, si divertono e guardano lontano, chissà dove, probabilmente nel passato, quello che resta del futuro sono solo briciole.

 

 - L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione -

 

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